AI Act e Governance: Syllog lancia la checklist operativa per la conformità aziendale

Governance, persone e competenze: gli strumenti di Syllog per guidare le aziende nell’era dell’AI Act, superando i limiti del vecchio e-learning con un approccio AI-driven.

Con l’entrata in vigore dell’AI Act, l’Unione Europea introduce il primo regolamento al mondo pensato per disciplinare in modo organico l’uso dell’intelligenza artificiale. Una normativa che riguarda le aziende che utilizzano sistemi di AI nei propri processi. Il principio è chiaro, quando l’intelligenza artificiale incide su persone, decisioni o percorsi professionali, l’azienda deve essere in grado di governarla e dimostrarne un utilizzo responsabile. «Molte organizzazioni usano sistemi di AI senza averli mai realmente mappati», spiega Davide Ludovico, CSO e co-founder di Syllog AI. «Con l’AI Act diventa esplicita una responsabilità che fino a ieri era implicita: sapere dove l’AI è utilizzata, quali rischi comporta e chi ne è responsabile». L’AI Act introduce un approccio basato sul rischio e richiede alle aziende di identificare i sistemi in uso, valutarne l’impatto e strutturare processi di controllo e formazione adeguati. Una sfida che coinvolge direttamente HR, Learning & Development, Compliance, Legal, IT e management, chiamati a collaborare per trasformare l’adozione dell’AI in un processo consapevole e governabile.

Dalla norma all’operatività: la checklist come strumento di governo dell’AI

È in questo contesto che nasce la checklist sviluppata da Syllog AI, pensata come uno strumento operativo per aiutare le aziende a capire se sono davvero pronte ad affrontare l’AI Act. Non una sequenza di adempimenti formali, ma una guida che traduce le domande chiave poste dalla normativa in un percorso di maturità, mettendo in relazione governance, uso dei sistemi di intelligenza artificiale e capacità di dimostrare la conformità nel tempo.

Il percorso proposto dalla checklist parte dalla governance. Senza ruoli chiari e responsabilità esplicite, l’uso dell’AI tende a rimanere informale, con il rischio di perdere controllo proprio nei momenti più critici. Da qui la necessità, evidenziata in uno dei passaggi centrali della checklist, di avere una visione consapevole dei sistemi effettivamente utilizzati in azienda e capire dove l’AI è presente, in quali processi e con quale livello di impatto diventa essenziale per applicare correttamente l’approccio basato sul rischio previsto dalla normativa.

Le domande successive della checklist si concentrano poi sulle persone. Conoscere i sistemi non è sufficiente se chi li utilizza non è adeguatamente preparato. L’AI Act sposta infatti l’attenzione dalle sole policy alle competenze, richiedendo che i ruoli coinvolti comprendano il funzionamento dell’AI, i suoi limiti e le responsabilità connesse al suo utilizzo. La formazione non può più essere episodica o informale, ma deve diventare un processo strutturato, aggiornato nel tempo e integrato nei flussi aziendali.

Il percorso si chiude sulle evidenze, uno degli aspetti più spesso sottovalutati. La checklist richiama l’importanza di verificare la reale comprensione dei contenuti formativi e di garantire la tracciabilità delle attività svolte. Non basta dimostrare che una formazione è stata erogata ma è necessario poter attestare che i contenuti siano stati assimilati e applicabili, attraverso documentazione verificabile e facilmente accessibile. In caso di audit o controlli, la conformità non è una dichiarazione, ma un processo documentato e coerente.

«Individuare un punto critico attraverso la nostra checklist non è un limite, ma una reale opportunità di efficientamento. trasformando un potenziale rischio in un processo interno più solido, maturo e competitivo»  sottolinea Edoardo Anselmi, CEO e co-founder di Syllog AI «Per l’azienda, riconoscere oggi una lacuna significa poter intervenire in modo preventivo, rafforzare i processi interni e costruire una gestione dell’intelligenza artificiale più matura e sostenibile nel tempo».

Oltre la norma: il Manifesto AI-First del learning

Accanto alla checklist, Syllog AI ha pubblicato il white paper “Il futuro della formazione AI-driven”, che approfondisce il legame tra intelligenza artificiale, formazione e compliance. L’analisi parte da una constatazione chiara quella che i modelli tradizionali di e-learning non sono più sufficienti in un quadro normativo che richiede aggiornamento continuo, tracciabilità e coerenza con i ruoli organizzativi.

Mentre la checklist definisce i processi di governance per l’uso dell’IA, il Manifesto illustra i benefici di un approccio “AI-First” applicato allo sviluppo delle competenze «Il Manifesto nasce dalla consapevolezza che l’AI non è solo un nuovo oggetto di studio, ma il motore che rende la formazione drasticamente più efficiente e personalizzata», spiega Anselmi. «Illustriamo come una strategia AI-First consenta di abbattere i tempi di creazione dei contenuti e di massimizzare l’impatto sulle performance, trasformando il sapere in un asset dinamico e sempre disponibile». Non solo contenuti, ma processi di apprendimento integrati nei flussi di lavoro, aggiornabili nel tempo e capaci di produrre evidenze utili in caso di verifiche. Un approccio che consente alle aziende di superare la logica dell’adempimento e di utilizzare la compliance come leva di sviluppo delle competenze.

In un contesto in cui l’AI inciderà sempre più su persone e decisioni, gli strumenti di Syllog guidano le aziende in un passaggio culturale decisivo: dalla semplice adozione tecnologica a una gestione responsabile, dimostrabile e orientata al futuro.

La checklist è disponibile per il download al seguente indirizzo: LINK
Il white paper scaricabile qui: LINK

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