Ingecom analizza le difficoltà dello smart working in Italia

Sergio Manidi, Country Manager Italia dell’azienda, spiega “le aziende dovranno fare uno sforzo notevole, soprattutto a livello di adeguamento delle infrastrutture IT.”

Per far fronte alla pandemia Covid-19, alle aziende è stato chiesto di introdurre lo smart working dove possibile. Una soluzione che può aiutare a rendere più efficaci le politiche di contenimento dell’epidemia, ma che nel nostro paese sta incontrando notevoli difficoltà. Ingecom, società specializzata nella fornitura di soluzioni di sicurezza IT analizza la situazione per mettere a fuoco le criticità su cui è necessario intervenire.

Il nostro paese parte da una situazione non ideale” spiega Sergio Manidi, Country Manager Italy di Ingecom. “In questo quadro le aziende dovranno fare uno sforzo notevole, soprattutto a livello di adeguamento delle infrastrutture IT.”

Nel nostro paese, prima dell’emergenza coronavirus, le aziende che avevano avviato progetti per gestire lo smart working erano meno del 60%, con un coinvolgimento che, in media, ha raggiunto circa il 50% degli impiegati. A rendere tutto più difficile, però, sono anche le caratteristiche del tessuto produttivo in Italia, composto perlopiù da realtà medio-piccole. “I modelli di organizzazione del lavoro flessibile riescono difficilmente a penetrare le realtà più piccole” conferma Manidi. “Spesso per una semplice abitudine a considerare questo tipo di modalità di lavoro come eccessivamente dispersiva.”

In media, le aziende utilizzano le soluzioni per il lavoro in remoto e i relativi strumenti di protezione (come le VPN) solo episodicamente. La conseguenza è che, in molti casi, mancano policy e procedure chiare per gestire gli accessi. Il rischio, in pratica, è che un’implementazione con una connotazione emergenziale porti alla predisposizione di strumenti che non godono di un’adeguata protezione e che mettono a rischio l’integrità dei dati aziendali.

L’approccio corretto per affrontare questo difficile momento è quello di non considerare questa fase di smart working “forzato” come una fase transitoria” conclude Manidi. “La solidità del sistema produttivo sarà garantita solo se le aziende italiane saranno in grado di non approcciare il tema in un’ottica di semplice transizione, ma di reale trasformazione.

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